I consumi al tempo del coronavirus (parte II) - Il rapporto COOP 2020.




Qualche mese fa avevamo dettagliato schematicamente quello che si stava rivelando come un trend dei consumi in pieno periodo di lockdown; da pochi giorni è uscito il Rapporto Coop 2020, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop con la collaborazione di Nomisma e di Nielsen che rinforza alcuni elementi che erano già emersi.


Nonostante molti di noi, neanche quest'estate, abbiano rinunciato alle ferie e a qualche comodità, quello che emerge dal rapporto è una situazione di generale clima difensivo sul fronte della propensione al consumo, dovuta ad un diffuso pessimismo che pervade la nostra nazione: secondo l'indagine siamo il popolo europeo con la visione più negativa di Europa in merito alle ripercussioni che il covid-19 porterà nelle nostre vite.


Bad news: alcuni dati.


Partiamo dalle brutte notizie:


- il 5% delle famiglie del ceto medio prevede un peggioramento di classe nei prossimi anni;

- 38% è convinto che nel 2021 affronterà seri problemi economici e tra questi il 60% teme di dover attingere ai propri risparmi o di accedere ad aiuti di Stato o di amici/famigliari/banche;

- il 17% tra gli intervistati prevede invece nel 2021 un miglioramento delle proprie condizioni economiche, dato in leggera contrizione rispetto agli anni scorsi;

- il 36% dei nostri giovani rinuncerà a diventare genitore nei prossimi anni, con una proiezione di diminuzione di natalità di circa 30 mila nascite per l'anno 2021;

- l'84% degli italiani intervistati dichiara di aver deciso di rinviare l'acquisto di beni non ritenuti di prima necessità, investimenti, matrimoni, acquisti di case o aperture di nuove attività.


Good news: cibo e digitalizzazione i settori trainanti.


Lo scenario che emerge non è del tutto negativo


Il food è stato sicuramente uno dei settori che è uscito vincitore dal periodo di segregazione domiciliare: il 59% degli italiani dichiara di acquistare prodotti di qualità o di affezione, per un popolo che dopo tanti anni sembra aver riscoperto la passione della cucina casalinga (il cosiddetto cook@home è uno dei trend in maggiore crescita che si traduce in un aumento di acquisti di ingredienti base nella GDO del 28.5%).

Molto interessanti i dati degli acquisti di robot e componenti elettronici da cucina che segna un +111% rispetto all'anno precedente.


Un punto di contatto tra il food e la digitalizzazione è rappresentato dalle-grocery (la vendita di frutta e verdura online) che registra un +132% rispetto all'anno precedente.


Spostandoci sul digitale, se lo smartworking ha comprensibilmente avuto un incremento storico (+700%) la brusca ed improvvisa digitalizzazione delle attività professionali (servizi, lavoro, didattica, sanità) ha generato una crescita stimata di questo segmento di mercato pari a circa 3 miliardi tra 2020 e 2021.


Ottimi i dati legati agli acquisti online (l'intero settore registra un incremento del 26%).


Nuove propensioni al consumo


Nonostante la predisposizione a comprare in maniera sempre più digitale, gli italiani non rinunciano all'acquisto in modalità fisica, sia per una questione psicologica che per il piacere di essere assistiti nell'acquisto da un commesso o da un venditore (attenzione cari commerciali, la stessa propensione può essere ribaltata anche ai consumi business, ndr).


Più attenzione alla sostenibilità economica ed ambientale dei prodotti acquistati (+27%) con una previsione di acquisto per la prima volta di prodotti green ad emergenza finita per quasi 1 milione e 700 mila italiani.


Bene la mobilità dolce (monopattini, bici elettriche, etc) vista con favore da più del 27% dei manager intervistati; si prevede un boom di vendite nel triennio 2021/2024.


Prezzo, sostenibilità e valore saranno le parole d'ordine dei consumatori del prossimo triennio; alle istituzioni, alle aziende e alla loro forza vendite l'onere di accettare la sfida per fare ripartire il Sistema Italia.


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