I consumi al tempo del coronavirus

Aggiornato il: 6 giorni fa

C'è poco da girarci intorno, il periodo di quarantena ha modificato in profondità non solo la nostra quotidianità ma anche le abitudini di acquisto.

Global Web Index ha condotto uno studio in 13 Paesi del mondo, mappando quasi 13 mila persone per comprendere come i cambiamenti delle abitudini di acquisto abbiano ripercussioni sui mercati e i brand che li popolano.


Il settore in assoluto più colpito - e potevamo immaginarlo - è senza dubbio quello turistico, dove assistiamo ad un 41% su scala globale di consumatori che hanno deciso di rimandare/ritardare l'acquisto di viaggi/vacanze (dato che lievita al 61% in Giappone, in assoluto il Paese con la tendenza più negativa in termini di fiducia post-lockdown).




Notizia di questi giorni è la crisi di Airbnb e del modello della sharing economy, resa plastica dalla lettera ormai virale del Ceo Brian Chesky che comunica il taglio del 25% dei dipendenti del gruppo (circa 1900 persone).

Male anche altri segmenti, come il lusso (meno 15% globale, con punte che arrivano ad un meno 20% come in Cina).


Sul lato opposto prevedibile incremento di richieste di generi alimentari (il 45% degli intervistati ha affermato di aver fatto scorte extra di cibi e bevande); molto bene ovviamente i dispositivi di protezione individuale, le mascherine (45%), i gel e i prodotti chimici di detergenza (30 %), carta igienica e prodotti di prima necessità (19%).



Se in questi ambiti abbiamo assistito negli ultimi due mesi ad un boom di acquisti online, con conseguenti speculazioni e rincari di prezzi sulle principali piattaforme di ecommerce, è invece da rimarcare la capacità di grandi Gruppi industriali (e in Italia abbiamo avuto ottimi esempi in tal senso) di fare fronte comune, mettendosi a disposizione delle esigenze della collettività e creando contemporaneamente nuovi canali di business.


Dallo studio emergono infine le aspettative che gli intervistati hanno nei confronti dei brand.

In Italia notiamo percentuali bulgare (93%) relativamente alle politiche di chiusura delle attività commerciali considerate non essenziali.



I consumatori chiedono ai brand, ai produttori e alle imprese di servizi, la capacità di innovarsi: migliorare la customer experience, i contenuti online e nuove strategie di comunicazione saranno le strade necessarie che gli agenti di commercio e le loro mandanti saranno chiamati a seguire per dare impulso ad una ripresa dei consumi che ancora stenta a decollare (Confesercenti stima una diminuzione di spesa per famiglia nell'anno 2020 di circa circa 3 mila euro).

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