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Auto, bollo ed Euro 5: cosa cambia davvero per gli agenti di commercio nel 2027?

3 minuti fa
Tempo di lettura: 8 min



Per chi fa l’agente di commercio, l’automobile non è semplicemente un mezzo per andare da un cliente all’altro.

È ufficio, strumento di lavoro, spazio per campioni e documentazione, ponte tra territori diversi. E soprattutto è uno dei costi strutturali più pesanti dell’attività.

Per questo le novità arrivate a settembre 2026 su bollo auto, carburanti e circolazione dei diesel Euro 5 meritano di essere osservate con attenzione. Non soltanto per capire quanto si potrà risparmiare, ma per comprendere se il quadro normativo consentirà davvero agli agenti di continuare a programmare investimenti, sostituzione dell’auto e attività commerciale con un minimo di certezza.

Il tema è tornato al centro dell’attenzione dopo il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, approvato dal Consiglio dei ministri il 16 settembre ed entrato in vigore il 18 settembre. Il provvedimento prevede per il 2027 l’esenzione dalla tassa automobilistica per un solo veicolo, per le persone fisiche che possiedono un’autovettura a benzina o gasolio, anche in combinazione con altra propulsione, con potenza non superiore a 80 kW. La norma comprende anche una disciplina specifica per motocicli e ciclomotori e prevede un trasferimento statale di 2,2935 miliardi di euro alle Regioni e alle Province autonome a compensazione del minor gettito.

È una novità concreta, dunque. Ma per un agente di commercio la domanda da porsi è un'altra: quanto vale realmente questa misura per chi passa buona parte della propria vita professionale al volante?



Il bollo si toglie, ma la misura non nasce pensando agli agenti


Il titolo "via il bollo auto" è certamente efficace. La realtà normativa, però, è più articolata.

L'esenzione riguarda il solo 2027 e un solo veicolo per persona fisica. Per le autovetture bisogna rientrare entro gli 80 kW, una soglia equivalente a circa 109 CV. Se una persona possiede più auto agevolabili, il beneficio viene applicato automaticamente a quella con la potenza inferiore. Il veicolo deve inoltre essere regolarmente assicurato.

Per una larga parte degli automobilisti italiani si tratta quindi di un'agevolazione potenzialmente significativa. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti stima in oltre 24,6 milioni le persone fisiche che rientrano nella platea potenziale, su oltre 34 milioni di autoveicoli e motoveicoli con potenza entro gli 80 kW.

Per gli agenti di commercio, però, il discorso cambia.

La categoria utilizza normalmente automobili che devono affrontare percorrenze molto elevate, offrire spazio, comfort, sicurezza e affidabilità. Agenti FNAARC ha infatti evidenziato proprio questo limite della nuova misura: l'esenzione dal bollo tende a interessare soprattutto le vetture di dimensioni e potenza più contenute, mentre molti professionisti della vendita utilizzano automobili concepite per lunghe percorrenze.

Non significa che un agente non possa beneficiare del provvedimento. Significa, più semplicemente, che il beneficio non è costruito sulle specifiche esigenze della categoria.

Ed è qui che la cifra di 722 milioni di euro riportata da AGEEI come possibile risparmio per gli agenti di commercio deve essere letta con attenzione.


Ma che cosa rappresenta esattamente questa cifra?

Innanzitutto, non va confusa con lo stanziamento previsto dal Governo per l'esenzione dal bollo. Il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, quantifica infatti in 2,2935 miliardi di euro le risorse che lo Stato trasferirà nel 2027 a Regioni e Province autonome per compensare il minor gettito derivante dalla nuova esenzione. Si tratta quindi del costo complessivo della misura per la finanza pubblica, non del risparmio degli agenti.

I 722 milioni indicati da AGEEI vanno invece letti come una stima riferita all'impatto potenziale delle misure sulla categoria degli agenti di commercio, considerando il particolare peso che l'automobile e la mobilità hanno nell'esercizio della professione. In altre parole, il ragionamento parte dal presupposto che per un agente il veicolo non sia un bene utilizzato occasionalmente, ma uno strumento produttivo necessario per visitare clienti, coprire territori e sviluppare fatturato.

La cifra, quindi, non significa che esista oggi uno stanziamento pubblico di questo importo destinato a ENASARCO o agli agenti. È una stima aggregata del beneficio economico potenziale associato all'insieme degli interventi considerati da AGEEI e va pertanto distinta dai dati ufficiali contenuti nel decreto.

L'impatto economico va valutato sull'intero costo della mobilità professionale: acquisto o noleggio dell'auto, carburante, assicurazione, manutenzione, pedaggi e possibilità di continuare a utilizzare un veicolo Euro 5.

La prudenza, ovviamente, è d'obbligo. Senza una metodologia ufficiale pubblicata dal Governo o da ENASARCO, quel valore deve essere presentato come stima di AGEEI, non come dato certificato di risparmio effettivamente spettante agli agenti.



Per un agente il vero problema resta il costo complessivo dell'auto


Il bollo, per quanto fastidioso, è soltanto una voce della contabilità di un agente.

Poi ci sono carburante, assicurazione, manutenzione, pneumatici, pedaggi, parcheggi, noleggio o finanziamento, svalutazione del veicolo e, soprattutto, il costo dell'acquisto o della sostituzione dell'auto.

È su questo terreno che la discussione diventa molto più interessante.

Agenti FNAARC ha ricordato che per la categoria l'automobile viene mediamente sostituita ogni quattro anni proprio a causa degli elevati chilometraggi. La stessa organizzazione segnala inoltre che il limite fiscalmente riconosciuto per l'acquisto dell'auto degli agenti è ancora fermo a 25.822,84 euro, nonostante il prezzo delle automobili sia aumentato in modo significativo negli ultimi decenni. La deducibilità resta all'80% per i veicoli utilizzati nell'attività di agenzia o rappresentanza di commercio.

Il paradosso, quindi, è evidente.

Da una parte il Governo interviene sul bollo e cerca di alleggerire il costo della mobilità. Dall'altra, per una professione in cui l'auto rappresenta un vero e proprio asset produttivo, rimangono aperte questioni fiscali strutturali molto più importanti.

E non è un tema soltanto per chi è già agente.

È anche un tema di ricambio generazionale.

ENASARCO ha registrato nel 2025 circa 206 mila iscritti contribuenti, in calo dell'1% rispetto all'anno precedente, mentre Agenti FNAARC ha sottolineato che soltanto il 19% della categoria ha meno di 40 anni.

Quando il costo per entrare in una professione aumenta, il problema non riguarda più solamente il singolo professionista. Diventa una questione di attrattività del mestiere.

Per un giovane che sta valutando se intraprendere la carriera di agente, infatti, acquistare e mantenere un'automobile adatta a percorrere decine di migliaia di chilometri all'anno rappresenta una barriera all'ingresso molto più concreta del valore di un singolo bollo.



E poi c'è l'Euro 5: qui la partita è ancora aperta


Se il bollo è già una norma entrata in vigore, sul fronte Euro 5 il quadro, al 18 settembre 2026, è decisamente più fluido.

La disciplina nazionale attualmente vigente prevede la possibilità di limitare la circolazione delle autovetture e dei veicoli commerciali diesel Euro 5, con particolare riferimento alle aree urbane dei comuni con più di 100.000 abitanti. La normativa era stata modificata nel 2025 proprio per spostare la decorrenza al 1° ottobre 2026 e per consentire alle Regioni di evitare il blocco mediante misure compensative capaci di garantire una riduzione delle emissioni coerente con gli obblighi europei.

Il risultato è che oggi non esiste una situazione uniforme in tutta l'Italia settentrionale.

Il Piemonte ha già evitato il blocco strutturale dei diesel Euro 5 nell'area metropolitana di Torino e a Novara grazie a un aggiornamento del Piano regionale della qualità dell'aria e all'introduzione di misure compensative. La Regione ha indicato in circa 307 mila le auto Euro 5 interessate che non saranno sottoposte al blocco previsto dalla disciplina originaria.

Anche l'Emilia-Romagna ha annunciato la sospensione del blocco strutturale previsto dal 1° ottobre, ricorrendo a misure compensative alternative per ottenere una riduzione delle emissioni almeno equivalente.

In Veneto, invece, la situazione rimane più articolata: la legge regionale approvata il 15 settembre prevede limitazioni per autovetture e veicoli commerciali Euro 5 nei comuni con più di 100.000 abitanti, nel periodo 1° ottobre-30 aprile e nelle fasce orarie previste, ma contempla anche un rinvio al 1° ottobre 2027 subordinato all'adozione di misure compensative conformi agli obiettivi europei.

La Lombardia rappresenta il caso più delicato per l'impatto immediato. La Regione ha previsto dal 1° ottobre 2026 le limitazioni alle autovetture Euro 5 diesel nei comuni con più di 100.000 abitanti individuati dalla normativa regionale, tra cui Milano, Brescia, Monza e Bergamo.

Ed è proprio qui che il Governo ha riaperto la partita.

Il 18 settembre 2026 il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che intende portare al prossimo Consiglio dei ministri un nuovo decreto per rinviare fino al 2027 lo stop agli Euro 5.

Ma attenzione alla distinzione tra annuncio politico e norma vigente.

Al 18 settembre il decreto-legge n. 162/2026, pubblicato il giorno precedente, riguarda il costo dei carburanti, il bollo e altre misure fiscali, ma non contiene il rinvio dello stop agli Euro 5.

Quindi, oggi, non è corretto dire che "il Governo ha cancellato il blocco Euro 5".

È corretto dire che il Governo ha annunciato l'intenzione di rinviarlo.

Perché la differenza conta? Perché il nuovo provvedimento dovrà essere approvato dal Consiglio dei ministri, pubblicato come decreto-legge ed eventualmente modificato durante l'iter parlamentare. Solo allora si potrà conoscere con precisione la portata del rinvio, la sua durata, le eventuali condizioni e il rapporto con le disposizioni regionali.



Per gli agenti di commercio la vera questione è la prevedibilità dei costi


Ed è forse questo il punto più importante dell'intera vicenda.

Un agente di commercio non acquista un'automobile semplicemente perché ne apprezza il design o perché desidera cambiare modello.

L'auto è uno strumento produttivo.

Se percorre 50.000, 60.000 o 70.000 chilometri all'anno, il professionista deve poter ragionare su un orizzonte pluriennale: quale alimentazione scegliere, quanto spenderò di carburante, dove potrò circolare, quanto varrà il veicolo tra quattro anni, quali costi fiscali potrò dedurre e quali limitazioni potranno essere introdotte nel frattempo?

Il problema dell'Euro 5, quindi, non è soltanto "posso circolare oppure no?".

È soprattutto: posso pianificare il mio lavoro?

Un agente che opera tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna può trovarsi di fronte a discipline territoriali differenti, con tempi diversi e possibilità di deroga diverse. Questo rende più complessa la valutazione economica dell'acquisto di un veicolo.

La stessa Agenti FNAARC ha recentemente definito il quadro attuale particolarmente problematico per la categoria, chiedendo interventi mirati su carburanti, mobilità e fiscalità dell'auto.

Dal punto di vista di chi lavora nel commerciale, dunque, il tema non dovrebbe essere affrontato soltanto con la lente dell'ambiente o della fiscalità.

È una questione di competitività professionale.



Il punto vero: il provvedimento aiuta, ma non risolve il problema dell'auto dei commerciali


Il decreto sul bollo porta un vantaggio concreto, ma limitato nel tempo e nella platea. Nel 2027 un certo numero di professionisti potrà eliminare una voce di costo. Per molti agenti, tuttavia, la soglia degli 80 kW renderà l'agevolazione poco incisiva o addirittura irrilevante.

Il rinvio degli Euro 5, qualora venga effettivamente trasformato in norma, avrebbe invece un impatto potenzialmente molto più importante per chi utilizza quotidianamente un diesel per lavoro.

Non perché risolverebbe il problema, ma perché sposterebbe nel tempo una decisione costosa: sostituire un veicolo ancora utilizzabile oppure affrontare un investimento nuovo senza sapere quale tecnologia sarà davvero conveniente nel medio periodo.

E c'è un altro dettaglio significativo.

Il ministro Salvini ha già dichiarato che l'obiettivo del Governo è rendere strutturale l'esenzione dal bollo e valutare anche un innalzamento della soglia oltre gli 80 kW nella prossima legge di Bilancio. Al momento, però, si tratta di obiettivi dichiarati e non di misure già approvate.

Per gli agenti, quindi, la partita resta aperta.

Non è soltanto una questione di "quanto risparmieremo".

È una questione molto più concreta: quanto costerà continuare a fare questo mestiere nei prossimi cinque anni e quanto sarà facile prevederlo?

Perché se l'automobile è il nostro ufficio, anche la politica sulla mobilità finisce inevitabilmente per diventare una politica sul lavoro.

E per chi vive di visite, appuntamenti, chilometri e territori, questa non è una questione secondaria.

È parte del conto economico.



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